Lo SWATT Club e le due grandi occasioni per la rinascita del ciclismo italiano

Lo SWATT Club e le due grandi occasioni per la rinascita del ciclismo italiano

La grande fortuna di Carlo Beretta – fondatore e presidente dello SWATT Club, la squadra dell’attuale campione italiano su strada – non è stata la linea d’abbigliamento, né lo stile di comunicazione aggressivo e competitivo, né la forte attenzione alla costruzione di una community. Molti gruppi nati sui social negli ultimi anni condividono questi stessi elementi.

No – c’è una cosa che distingue davvero lo SWATT Club da tutti gli altri: sono incredibilmente “kompetenti”.

E sì, quella K è un riferimento diretto al podcast Ciclismo KOMpetente di Gaffuri e Il Bandito. La loro straordinarietà sta proprio in questo: leggendo, studiando, imparando in modo ossessivo con l’obiettivo ambizioso di essere amatori che vanno più forte dei professionisti – ci sono davvero riusciti.

La crisi del ciclismo italiano

La crisi del ciclismo italiano non è che la maglia di campione nazionale non si vedrà nelle corse di alto livello, o che molti dei nostri big (a parte Milan e Covi) se ne infischino di lottare per il titolo nazionale, come se non significasse più niente.

La vera crisi è un’altra. È assurdo che un gruppo di amatori appassionati, con budget zero, sia riuscito ad accumulare competenze e conoscenze tali da superare molte squadre più finanziate, più strutturate, più “istituzionali”.

La crisi del ciclismo italiano è una crisi di competenza.

1. Competenza tecnica e scientifica

Il primo ambito è la competenza tecnica e scientifica. Non parlo delle squadre World Tour, dei loro meccanici esperti, degli ottimi allenatori o dei direttori sportivi. Parlo delle categorie giovanili: Allievi, Juniores e Under 23. Parlo delle tante squadre che si affidano a volontari non pagati per allenare e correre con i loro atleti.

Sono squadre snelle, a corto di risorse, prive di allenatori adeguatamente formati, nutrizionisti ed esperti di biomeccanica che possano aiutare i giovani a fare quel salto di qualità e diventare i prossimi Remco, Ayuso o Del Toro – corridori che già a quell’età erano competitivi a livello internazionale.

Oggi gli Juniores sono di fatto la porta d’ingresso al professionismo. Eppure molti di coloro che hanno il compito di insegnare loro a correre non sono nemmeno aggiornati su cosa significhi essere un professionista nel 2025.

Questa base è lasciata completamente alla deriva. Alcune squadre sono forti e ben organizzate – e ottengono risultati. Ma molti corridori di talento non andranno da nessuna parte solo perché sono finiti nella squadra “sbagliata”.

Dovrebbero esserci programmi di ricerca e sviluppo solidi e all’avanguardia, sponsorizzati dalla federazione, con scambio costante tra allenatori del professionismo e del settore giovanile. Funziona nel basket, nella pallavolo e nel tennis. Perché non applicarlo anche al ciclismo?

2. Competenza organizzativa e comunicativa

Il secondo ambito è la competenza organizzativa e comunicativa. Certo, non tutti possono indossare l’iconica tuta bianca come SWATT, ma il modello di appiccicare il logo di uno sponsor su una maglia per raccogliere fondi è superato, morto, e ha bisogno di un ripensamento totale.

Il ciclismo è uno sport costruito sulla pubblicità. Eppure le grandi aziende italiane non investono nelle squadre. Perché le imprese spendono centinaia di migliaia di euro per il Giro-E ma non danno nulla a chi corre le competizioni vere? La risposta: molte squadre oggi hanno un’immagine così datata e poco ispirante che nessun brand vuole esservi associato.

La federazione dovrebbe aiutare le squadre a trovare strategie di finanziamento sostenibili e facilitare l’ingresso di sponsor facoltosi – non solo a livello pro, ma anche nelle categorie U23 e giovanili. Con finanziamenti veri, possiamo finalmente superare il modello del volontariato e dare alle nostre squadre giovanili un vero salto di qualità.

Questo significa anche insegnare alle squadre a comunicare meglio, costruire un brand e far crescere una community attorno ad esso. In altre parole: come diventare attraenti per gli investimenti pubblicitari – il vero carburante di questo sport.

In sintesi: scienza e comunicazione. Sono le due grandi occasioni che il ciclismo italiano deve cogliere per tornare grande.

Al traguardo di Gorizia, la federazione aveva il modello vincente proprio davanti agli occhi. La strada è chiara. Ora si tratta di pedalare.